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ultima modifica: Nicoletta Leoni27/12/2012

Presentazione dello spettacolo realizzato dell'ISISS "Valleseriana" di Gazzaniga il 15 aprile 2011

 

La nascita di una nazione è più di ogni altra cosa la nascita di una comunità di individui che sceglie di mettere assieme le forze e le proprie risorse per il bene ed il progredire comune. Una nazione non è soltanto un perimetro geografico ? territoriale, è un tentativo di convivenza, un desiderio di superare l’individualismo per il bene della comunità.

I sogni, le aspirazioni ed i principi che guidarono gli uomini e le donne del Risorgimento furono anche altri, ma di certo furono anche questi. La celebrazione dell’unità d’Italia è quindi la festa di ognuno di noi, di ogni elemento di questo insieme eterogeneo di persone.

Affinché una comunità possa perpetuarsi nel futuro occorre però che i principi di solidarietà e fratellanza non vengano meno, che ci sia una legge morale comune e delle regole condivise e rispettate.

Eppure oggi, ad appena 150 anni dal debutto dell’Italia, questi legami che dovrebbero unirci sembrano sempre venir meno.

Giorno dopo giorno rimaniamo colpiti dal disordine che ci governa, dalla mancanza di etica della classe politica e dalla lotta senza quartiere per accaparrarsi tutto il possibile con tutti i mezzi possibili nel totale disinteresse dell’altro, del rispetto reciproco e delle leggi che dovrebbero regolare le nostre azioni.

Ormai tutti i giorni ci chiediamo perché in Italia sia possibile che accada questo e quello.

Nelle maggior parte dei casi non riusciamo a trovare una risposta.

L’Italia vista da fuori é una specie di giano bifronte: da un lato è una cartolina di un posto meraviglioso dove la vita è bellissima perché il clima è bello, si mangia bene e si gira in vespa tutto l’anno;

dall’altro è un posto popolato da impuniti, delinquenti prezzolati, corrotti e corruttori dove vivere onestamente e dignitosamente è un’impresa titanica, dove nulla funziona e tutto, Costituzione compresa, viene continuamente messo in discussione.

Moltissimi Italiani all’estero sono fieri di appartenere a questa nazione ma di fronte a tutte queste realtà un po’ si vergognano di essere Italiani.

Mi piace pensare che questa celebrazione dell’Unità d’Italia possa essere un’occasione per la riscoperta di quello che abbiamo colpevolmente perso per strada, che ci stimoli a far di nuovo nostri i comportamenti di solidarietà nazionale e che si smettesse di parlare di secessioni e separatismi.

Nel complesso basterebbe semplicemente andare tutti ( e me per primo) alla riscoperta della Costituzione, a conti fatti tutto quello di cui abbiamo bisogno per il nostro vivere civile è là dentro.

Ecco cosa  disse il grande statista Piero Calamandrei nel 1955 sulla costituzione:

“In questa Costituzione di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze, c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie: son tutti sfociati qui negli articoli.

Grandi voci lontane, grandi nomi lontani. Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione!! Dietro ogni articolo di questa Costituzione o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta. Quindi quando vi ho detto che questa è una Carta morta: no, non è una Carta morta.
Questo è un testamento, un testamento di centomila morti.

 

Se voi volete andare in pellegrinaggio, nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano, per riscattare la libertà e la dignità: andate lì, o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.”

Calamandrei ci invita a entrare dentro la Costituzione con il cuore e con la mente.

 

Una giorno, al mare, una signora francese, nello scoprire che io ero italiano, mi ha chiesto ridendo:” L’Italia? Ma esiste ancora l’Italia?” risolvere il dubbio di madame non è stato per me fondamentale, credo però che lo sia risolvere il nostro capire che l’Italia esiste e che è nostro dovere renderla un paese migliore.

Coraggiosamente qualcuno ha già iniziato questo cammino di riscoperta della nostra credibilità, sono i ragazzi e le ragazze che oggi metteranno in scena questo spettacolo che rispecchia il nostro essere nazione unita. L’Italia esiste, e l’evento che ci accingiamo a vedere è sicuramente un primo passo per ridare a tutti noi fiducia nel futuro.

 

Viva l’Italia Viva gli italiani!!!

 

  Simone Poma

  Assessore alla Cultura

 

 

 

Clicca qui per scaricare l'opuscolo guida allo spettacolo

 

 

 

 

 

 

 

 

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